Emozioni astratte all’Arttime

24 giugno 2017

UDINE. La Galleria Arttime di Udine presenta la mostra collettiva “Emozioni astratte 2017” dal 24 giugno al 6 luglio, con i seguenti artisti: Giovanni Lamberti (in arte Le Rond), Karl Stengel, Cesare Polico, Monika Hartl, Manuela Madile, Giuseppe Oliva, Manuela Tedeschi e Tina Bruno.

Giovanni Lamberti, in arte Le Rond, è nato a Roncadelle (Brescia), ed è laureato in economia. Nelle sue opere, spesso definibili come “pitto-sculture”, utilizza resine, acrilici, PVC, polistirene, legno, tela, alluminio, ferro, acciaio, quarzo, latta, radiatori riciclati, scarti di tornitura, sferette di piombo, pellicole fotografiche. L’atteggiamento creativo lo porta a uno sperimentalismo totale e a una continua ricerca di tecniche e materiali diversi, anche su strutture di rilevanti dimensioni. Il tutto, però, coniugato con un rigore compositivo basato spesso su geometrie calibrate e armonie dinamiche. Il percorso creativo di Giovanni Lamberti Le Rond rispecchia la sua personalità vulcanica e vitalissima.

Nato nel 1925 a Neusatz, sulle rive del Danubio, Karl Stengel ha attraversato l’intensa e drammatica storia dell’arte del Novecento. Sin all’infanzia ha avvertito l’impulso di “dover” disegnare, fortemente attratto dal contrasto tra il bianco e il nero. Dopo la guerra e gli anni del campo di prigionia in Russia ci volle diverso tempo a un figlio di borghesi per essere ammesso a un’accademia d’arte. Era l’epoca del Realismo Socialista, imposto dal partito comunista sovietico. Non c’era spazio per l’individualismo artistico. All’arrivo dei carri armati sovietici, con l’occupazione dell’Ungheria, nel 1956 Karl Stengel fuggì a Monaco di Baviera. All’Akademie der Schönen Künste, sorpreso dalla leggerezza con la quale i suoi colleghi si davano al modernismo astratto, trovò difficile seguire il suo impulso di “dover dipingere”, che riaffiorò con forza dopo due decenni e lo accompagna ancora oggi nella forma di espressionismo surreale e astrazione lirica. Acrilici su tela, disegni, pastelli su carta e diverse opere a tecnica mista documentano il percorso artistico del maestro. L’artista, con l’ispirazione di un grande compositore e contemporaneamente la maestria di un direttore d’orchestra, fa muovere segni gestuali e colori sulla tela e sulla carta così da restituirci spartiti emotivamente dinamici, dove una gestualità contenuta e mediata trova adeguata rispondenza in un colore deciso, che delimita uno spazio espressionista concepito come luogo evocativo della spiritualità.

Cesare Polico, artista padovano, medico chirurgo, si avvicina alla pittura nel 1995 come autodidatta. Luoghi dell’anima e territori inesplorati si avvicendano nell’arte di Cesare Polico, diari dipinti o sipari teatrali contendono lo spazio sulla tela a raffinate geometrie di matrice picassiana che definiscono la cifra estetica di questo pittore. L’universo di Polico è una pittura informale carica di simboli e citazioni, animata da personaggi surreali che ci trasportano in un’ulteriorità bilanciata dal sapiente gioco cromatico e dall’equilibrio della struttura compositiva. Pare innato in questo pittore il gusto profondo per le armonie e, nel contempo, per gli accentuati contrasti, per le gradazioni modulate e, simultaneamente, per gli arditi contrapposti.

La salisburghese Monika Hartl fin da giovanissima è appassionata di Arte e di disegno moderno. Vive per un periodo in Italia per confrontarsi con la cultura e l’architettura italiana, il suo obbiettivo è la conoscenza approfondita dell’arte del Rinascimento. Si impegna prevalentemente nella pittura ma lavora anche utilizzando diverse modalità espressive come la scultura, il disegno o i dipinti ad olio. Approfondisce lo studio della storia dell’arte, dell’iconografia sacra e si occupa di architettura moderna. Nelle sue immagini dipinte mostra la diversità del paesaggio in una nuova dimensione, influenzata dall’epoca rinascimentale. Colori e forme hanno grande valenza nelle sue opere, in particolare questi dipinti in tecnica mista con olio colpiscono nel profondo l’emozionale e la sensibilità dello spettatore. Ecco dei paesaggi emozionali interpretati con nuove composizioni coloristiche; si può notare in essi il totale ripudio degli elementi decorativi e un ritorno alla nuda essenzialità.

L’artista friulana Manuela Madile, si è accostata al mondo artistico come autodidatta da circa un decennio. Partendo da un astratto materico, dopo varie sperimentazioni, e sentendo il bisogno di leggerezza, è passata ad un percorso rivolto al geometrico. Ne è emerso uno stile personale più equilibrato in cui la sfera è il contenitore di conoscenza, i triangoli sono simbolo di mistero e le linee, spesso interrotte, il percorso per raggiungere l’armonia e la pace interiore. Le sue opere sono eseguite con tecnica mista prediligendo l’acrilico su tela.

Giuseppe Oliva nasce a Vittoria (RG), ma all’età di undici anni si trasferisce a Trapani, dove avviene la sua maturazione umana e dove si cimenta nei suoi primi esperimenti artistici. L’atmosfera, le luci, i colori della sua Sicilia lasceranno un’eco profonda in tutta la sua produzione. Con le sue spatolate dense ed intense cerca di addentrarsi all’interno della realtà, nel tentativo di andare oltre, nell’esasperazione della dicotomia tra “immensamente grande” e “minimamente piccolo”, entità distinte l’una dall’altra, ma che si compenetrano in quanto l’uno parte dell’altro. Colori, forme e segni affiorano in superficie e compongono una materia pittorica densa e pregnante di significati. Tutte le opere pulsano di vita, di dinamismo, di movimento e avvolgono lo spettatore dentro uno scenario dove può liberamente dare la propria lettura interpretativa, cogliendo chiavi eterogenee e sempre nuove, all’insegna di un linguaggio comunicativo mai scontato, mai banale e mai ripetitivo.

Per l’artista emiliana Manuela Tedeschi, la tecnica diventa quasi da subito strumento, per svincolarsi, per sperimentare. Il suo primo approccio personale sarà quello di utilizzare il caldo colore ad olio per i suoi dipinti figurativo-metafisici. Ma come ogni artista che si rispetti, curiosa e sempre alla ricerca, Manuela non si ferma, sperimenta il materico utilizzando colori ad olio impastati a malte e pomice per dare spessore al suo sentire. Le sue tele prendono vita, concretezza da una progettualità sempre presente, ma anche dall’istinto che a seconda dello stato d’animo può ribaltarne le sfumature di volta in volta. Nei suoi recenti astratti, scopre la freschezza e la versatilità dell’acrilico che le offre nuove opportunità pittoriche, e con l’ausilio di materiali tridimensionali arricchisce di una nuova dimensione la sua espressività. Osservando i suoi dipinti, si nota l’evoluzione, il dinamismo nell’approccio ai diversi strumenti. Questa evoluzione ha il suo apice nella compiutezza della scultura. Le sculture di Manuela hanno una specialissima attrattiva per chi osserva, perché estremamente armoniche nonostante siano costituite da materiali eterogenei e apparentemente incompatibili. Malgrado l’evoluzione alla scultura, sia scaturita dall’embrione delle sovrapposizioni materiche nella pittura, le sculture di Manuela sembrano leggere, volatili, eteree pur mantenendo una struttura concreta nella geometricità rivisitata delle forme. Il colore, ancora una volta detta le sensazioni, amplifica le forme, le rende vive e dà loro movimento. Certamente Manuela ha dimostrato un dinamismo artistico raro, instancabile, e continuerà a creare nuovi modi per comunicarci la bellezza del suo particolare sentire.

Tina Bruno vive in Puglia, dove svolge la professione di insegnante. La passione per l’arte, in particolare per la pittura, l’ha sempre entusiasmata sin da bambina. Da giovanissima si dedica all’arte figurativa, più tardi, negli anni della maturità è attratta soprattutto dalla pittura astratta, informale e materica. Avverte il desiderio incessante di materializzare i contenuti del subconscio al fine di lasciarne le orme, tracce di sensazioni ed emozioni che si succedono ininterrottamente e di cui le opere rappresentano la testimonianza più tangibile. I dipinti dell’autrice sono l’espressione della sua più intima essenza, di quel continuo fluire di sensazioni ed emozioni che si fondono e si imprimono sulla tela in un gioco di colori, a volte decisi, a volte sfumati, luminosi, a tratti opachi, privi, in apparenza, di qualsiasi obiettivo formale e razionalmente organizzato. Rifugiandosi nell’ispirazione pura, vergine, primitiva, istintiva, le sue opere sono il segno di un linguaggio interamente spontaneo che lotta contro ogni solidificazione e cristallizzazione della viva ed intima vita dello spirito che si manifesta attraverso l’immediatezza dell’esperienza interiore. L’artista continua instancabilmente ad esplorare nuovi sentieri e orizzonti, lasciandosi divorare e trascinare dolcemente da questa passione che, difficilmente, l’abbandonerà.

La mostra sarà visitabile dal 24 giugno al 6 luglio alla Galleria Arttime di Vicolo Pulesi, 6 a Udine con il seguente orario: lunedì dalle 16.30 alle 19.00 e dal martedì al sabato dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 16.30 alle 19.00.

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