Dalla Palestina al Venezuela a Le voci dell’inchiesta Omaggio a Liliana Cavani

13 Aprile 2016

PORDENONE. Un ricco programma tra incontri, omaggi e proiezioni per la seconda giornata del festival di Cinemazero Le Voci dell’Inchiesta. Tra gli eventi di giovedì 14 spiccano due importanti anteprime italiane, in sala nel pomeriggio alle 18.00 e nel programma serale, ma la giornata sarà aperta già alle 10.30 da un matinée per le scuole Teaching Ignorance, di Tamara Erde (Israele, 2015. 50’), che offre una prospettiva inedita sul conflitto israelo-palestinese. Interviene per l’occasione Don Pierluigi Di Piazza.

Chàvez a cuore aperto

Chàvez a cuore aperto

Alle 11.30 l’ospite d’onore della prima serata, Gianni Minà, riceverà in Municipio il sigillo della città dalle mani del Sindaco Claudio Pedrotti. Minà sarà, poi, in sala per presentare il suo documentario di quest’anno Chávez a cuore aperto: nel 2003 di ritorno dal Social Forum di Porto Alegre, in Brasile, Hugo Chávez “a cuore aperto” delinea a Minà tutti i segreti della rivoluzione bolivariana, i progetti e i programmi che nel tempo hanno trasformato e stanno trasformando il Venezuela e l’America Latina.

Nel pomeriggio prosegue anche l’omaggio dedicato quest’anno alla regista Liliana Cavani con la proiezione, alle 16.00, di un documentario di bruciante attualità, I cannibali, 1969. La giornata prosegue con il seminario della giornalista Valeria Palumbo L’evoluzione dell’inchiesta dalla carta stampata al web” analizzando in particolare il ruolo di foto e video, lo sviluppo del long-form journalism e delle tecniche di narrazione (ore 16.45 a Cinemazero), in collaborazione con Circolo della stampa di Pordenone.

Credit for murder

Credit for murder

Alle 18.00 in sala la prima, attesa anteprima nazionale della giornata Credit for Murder. Il regista israeliano Vladi Antonevicz vede nel 2007 su Youtube un video virale “shock” dal titolo «Decapitazione di un daghestano e di un tagiko» ad opera di naziskin russi; il filmato viene inizialmente creduto “dalla rete” un falso, finché un giovane non riconosce in una delle due vittime suo fratello. L’inchiesta della polizia s’insabbia, confermando la fondatezza delle denunce degli attivisti per i diritti umani sulla corruzione delle forze dell’ordine russe, che agevola il prosperare di queste formazioni di estrema destra. Due anni dopo, il regista – ebreo – decide di infiltrarsi per sei lunghi anni in uno di questi gruppi di neo nazisti e mostrare al mondo le loro atrocità compiute quotidianamente nella totale impunità, e con la collusione di Putin.

Presente in sala il regista Vladi Antonevicz: ex soldato israeliano in congedo, ha esordito alla regia con questo documentario shock, che gli vale subito premi e partecipazione a festival in tutto il mondo, tra cui il First Appearance Award all’International Documentary Film Festival di Amsterdam.

La serata sarà interamente dedicata ad un altro dei temi clou di questa edizione, quello sulla famiglia contemporanea, per mettere accanto alla cosiddetta “famiglia tradizionale” quella allargata, omoparentale, con genitori separati o omosessuali. Alle 20.45 il film di Gayby Baby racconta che il dibattito sulle unioni civili ha dimenticato alcuni protagonisti: i bambini. Il documentario dell’australiana Maya Newell, cresciuta lei stessa da due madri, corregge le polemiche di tanti confronti sul tema raccontando la vita quotidiana di Gus, Ebony, Matt e Graham, quattro bambini tra i 10 e i 12 anni, figli di coppie gay e lesbiche. Un ritratto emozionante e vero di che cosa significa essere una famiglia moderna e dover affrontare il pregiudizio della comunità in cui si vive, raccontato con gli occhi e le parole dei diretti protagonisti: i bambini.

La serata sarà coordinata da Eugenia Romanelli, scrittrice, giornalista e docente universitaria, esperta nelle tematiche della famiglia postmoderna e formatrice di psicologi, educatori e assistenti sociali nell’interazione con famiglie omogenitoriali all’Università La Sapienza di Roma. Accanto a lei Mauro Tabor (rappresentante dell’Associazione Famiglie Arcobaleno del Friuli Venezia Giulia).

Da segnalare che per tutta la durata del festival sarà visibile, tra le altre, la mostra fotografica “Io sono”, un reportage di Fabrizio Giraldi sul percorso di transizione dei transgender, che in Italia è particolarmente lungo e faticoso: nell’Unione Europea l’Italia è insieme all’Ungheria il paese in cui i transgender sono più discriminati. Il reportage si compone di una decina di ritratti di persone transessuali in forma di dittico, in cui un’immagine di oggi è associata a una fotografia risalente a prima della transizione, scelta dal soggetto ritratto. La mostra è realizzata in collaborazione con Arcigay Friuli e “Nuovi passi Transgender FVG”.

Si ricorda che gli incontri serali sono visibili in streaming sulla pagina Face Book del festival. Da quest’anno, inoltre, è previsto anche il Premio del pubblico per il miglior documentario d’inchiesta.

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