Alchimie di colori all’Arttime

26 Maggio 2018

UDINE. La Galleria ARTtime di Udine presenta una mostra collettiva d’arte contemporanea dal titolo “Alchimie di colori” che avrà luogo dal 26 maggio al 7 giugno. Partecipano i seguenti artisti: Livia Carta, Irene Veschi, Margherita Tessier, Marina Denti, Sonja Oehm-Hatzelmann, Monika Dold e Dario Bruno.

Livia Carta è nata a Vicenza ed ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Venezia; è vissuta a Padova dove esponeva con il gruppo “Pittori e Scultori Padovani”. Negli anni ’80 è ritornata a Vicenza e attualmente vive e lavora ad Arcugnano. Le tecniche utilizzate dall’artista sono il colore ad olio su basi materiche, spesso sabbie, l’acquerello, l’acrilico, la xilografia con matrici diverse sovrapposte. La gestualità nell’esecuzione di tutte le sue opere rende necessaria la grande dimensione, nella quale l’artista ha la possibilità di esprimere l’intensità di segni e cromatismi, tutti controllati da una visione razionale che impedisce il superfluo. Le tele di Livia Carta sono ricche di fascino e suggestione, in esse pulsa il senso della vita come movimento continuo del divenire e come mistero profondo dell’essere. Sono opere che traducono in immagini e colori una profonda spinta all’interiorità, alla centralità dell’individuo, che cercano di entrare in contatto con la pura essenza della vita. Opere libere e sensibili ai flussi di energia vitale che costituiscono la natura stessa della realtà. Sulle carte spesse ed elaborate che usa per dipingere si intrecciano e scorrono rivoli di colore, creando un intrico di pulsioni, un raffinato gioco cromatico.

Non è affatto semplice dare una definizione di un’artista poliedrica e complessa come Irene Veschi. Probabilmente l’aggettivo che meglio di altri la rappresenta è dinamica. Un dinamismo che parte essenzialmente da una visione della vita, vissuta con pienezza ed entusiasmo. Di terra umbra (vive e lavora a Narni), compie i suoi studi prima all’Istituto Statale d’Arte di Terni e poi presso la storica Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia nel corso di pittura. Una robusta formazione classica permette all’artista di confrontarsi con le tecniche del disegno, della pittura e dell’incisione. Tele di grande formato nelle quali il colore può distendersi in ampie campiture o raggrumarsi in brulicanti porzioni compositive; su fondi solo apparentemente monocromatici si snodano forme concave e convesse, linee frastagliate, rette, mistilinee, esplosioni segniche che interrompono l’equilibrio producendo movimento ritmico che misura il trascorrere del tempo e della vita. Le velature si sovrappongono incessantemente, lasciando visibili effetti cromatici di compenetrazione che strizzano ironicamente l’occhio alle ricerche futuriste di Giacomo Balla e all’amato pittore spagnolo Joan Mirò.

Vedere un dipinto di Margherita Tessier significa assumere un rischio: quello di conoscersi. Le opere sono dei laboratori di estetica onirica, dei luoghi dove la forma domina sulla dimensione del definito, degli ambienti naturali o urbani dove la luce e l’ombra sembrano dialogare assieme, senza però necessitare della nobile concretezza dei contorni. L’autrice sembra divertirsi a manipolare la questione spazio temporale e le grazie del mondo reale. Sembra proprio voler creare delle istantanee dove il tutto si fonde con la creatività più estesa, dove non c’è bisogno di fisica o terra o cielo perché le sue mani prese e fuse nel momento di più alta ispirazione artistica toccano il sublime e lo traspongono sulla tela senza mezzi termini, con una forma di schiettezza chiara e morbida ma pur sempre squisita nella sua raffinatezza. I colori sono del tutto originali, non classificabili con rigore accademico in qualche corrente pregressa, sono degli studi continui che tendono alla tenuità, alla fragilità tonale. L’artista nell’atto creativo non ha una definizione di scopo precisa, è tesa alla sintesi delle espressioni che la dominano in quel momento. Per questa ragione la sua opera sembra tendere di più alla poesia, intesa come elevazione del pensiero breve ed intenso, piuttosto che alla prosa che ha come scopo un’esplicazione del sentimento.

Marina Denti nasce a Venezia nel 1963 e vive la sua infanzia ed un periodo della sua adolescenza tra Milano e Torino dove, per due anni, comincia a frequentare l’Istituto d’Arte che la porta ad ottenere il diploma di Maestra d’Arte e la maturità artistica nella sede di Venezia dove già da tre anni si era trasferita e dove, una volta diplomata, frequenta la facoltà di architettura. Diplomatasi alla Royal Academy di Torino come ballerina, comincia dunque ad insegnare danza ai bambini, entrando sempre più in contatto con un mondo che l’affascina e stimola la sua innata creatività. Così nascono le sue prime opere che lei chiama “pannelli decorativi”. Nel suo lavoro si può intravedere la fusione tra il colore ed il movimento sinuoso della danza, i due mondi che caratterizzano la vita dell’artista. Con il passare del tempo e dopo varie mostre la sua tecnica continua a cambiare, grazie alle energie che le trasmettono i grandi maestri d’arte come ad esempio i futuristi (Depero in primis) rielaborando le opere secondo stati d’animo ed emozioni.

Sonja Oehm-Hatzelmann è nata nel 1953 a Senden (Baviera). Ha iniziato come autodidatta utilizzando varie tecniche di pittura sin dalla giovane età. Iniziando con la pittura su seta con matite e pastelli a olio, il suo “percorso cromatico” l’ha portata verso il colore acrilico. Da circa 15 anni Sonja dipinge in formati prevalentemente grandi e con colori forti, facendo emergere sulla tela immagini che nascono dal suo animo profondo. Come membro e secondo direttore degli Artisti Indipendenti di Olching, Sonja Oehm-Hatzelmann ha partecipato e partecipa a varie mostre nella grande area di Monaco. Tuttavia è sempre stato un desiderio dell’artista conciliare la leggerezza dell’acquerello con la compattezza della pittura acrilica. Proprio a Monaco, a partire da quell’idea, l’artista bavarese – dopo essersi trasferita a Ulm – si è avvicinata al gruppo artistico di acquerello sperimentale di Dorothea Grathwohl. Nell’acquerello astratto Sonja si ritrova pienamente e riesce sempre più a cogliere la tecnica e ad affrontare questi meravigliosi colori. Attualmente vive e lavora a Dornstadt, vicino a Ulm.

Per Monika Dold la rappresentazione della natura è la sfida principale del suo lavoro artistico. Per lungo tempo la percezione sensoriale del paesaggio risiedeva nel processo di pittura, successivamente Monika ha sentito il bisogno di trasformare il paesaggio naturale in una nuova realtà, che nel frattempo si rappresenta come un’astrazione nella composizione cromatica libera. L’artista è sempre e continuamente affascinata dalla ricerca di equilibrio, armonia, pace, ma anche nell’affrontare il contatto tra opposti e le varie tensioni. L’esperienza dei sensi viene sublimata sulla tela con pennellate intense, stese a mano. Monika Dold ha studiato presso l’European Art Academy di Treviri e ha frequentato un seminario artistico a Lucerna con i prof. Radoslav Kutra e Christiane Kutra-Hauri; ha compiuto viaggi di studio in Italia, Francia, Russia e Stati Uniti ed ha esposto in Germania, Svizzera, Russia e Italia.

Dario Bruno è un artista abbastanza inconsueto nel panorama friulano. Pittore interessante, con uno stile personale ha iniziato ad esporre a Majano alla fine degli anni Sessanta delle opere astratte. Il successivo passaggio ad una espressione più vicina al figurativo tra gli anni ’70 e ’90 gli hanno offerto l’opportunità di vivere del solo mestiere di pittore. Da allora, nonostante la tanta produzione, è riuscito a fuggire dalle stasi che spesso accompagnano la produzione seriale, continuando una sperimentazione che, se nell’acrilico ha trovato la tecnica più consona, comunque non ha mai assunto nella forma, pur tenendo presente alcuni temi ricorrenti, posizioni accademiche o stereotipi. Il suo obbiettivo è quello di riuscire a rappresentare sulla tela le emozioni vissute, servendosi tanto dei veloci colpi di spatola che della tavolozza accesa. L’atto stesso del dipingere è momento di gioia e di sfida continua, rilettura quotidiana di spazi conosciuti, tesa a scoprire impressioni ogni volta nuove, simili a quelle di chi osserva suoi dipinti e individua nella massa cromatica, che prepotente si presenta al primo sguardo, elementi che connotano ambiente e situazioni che pian piano sembrano costruirsi davanti ai suoi occhi.

La mostra sarà visitabile dal 26 maggio al 7 giugno presso la Galleria ARTtime di Vicolo Pulesi, 6 Udine con il seguente orario: lunedì dalle 16.30 alle 19.00 e dal martedì al sabato dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 16.30 alle 19.00. Ingresso libero.

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