Un Don Giovanni fine carriera smaschera le ipocrisie d’oggi

22 marzo 2015

UDINE. Da martedì 24 a giovedì 26 marzo, alle 20.45, andrà in scena al Teatro Nuovo Giovanni da Udine il fascino del DON GIOVANNI di Molière nella traduzione e adattamento di Tommaso Mattei. Protagonisti Alessandro Preziosi, che cura anche la regia, e Nando Paone. La compagnia guidata da Alessandro Preziosi con il Don Giovanni prosegue nel progetto di portare in scena grandi classici del teatro, rivolti ad un vasto pubblico popolare, unendo l’utilizzo di videoproiezioni e altre soluzioni multimediali innovative, ma sempre contestualizzate, alla direzione degli attori sul palcoscenico.

QK4D6446 copiaDopo Amleto e Cyrano, Preziosi affronta il Don Giovanni di Molière: non un banale donnaiolo, collezionista di femmine per sfogo fisiologico o edonistico svago, ma un uomo dominato da una volontà di potenza, di affermazione di sé che nasce da un vuoto esistenziale, da una sorta di noia metafisica, e, insieme, da un timore di fallimento, un Don Giovanni che ormai, prossimo al termine della sua carriera, sembra quasi svelare la maschera ipocrita della cinica empietà, per smascherare i cattivi pensieri e le ipocrisie della società in cui viviamo.

La scelta artistica prende le mosse non solo dalla straordinaria contemporaneità del classico la cui rilettura si rende necessaria in considerazione del dilagante relativismo dell’attuale società in cui impera l’immagine fine a se stessa e si continua a riscontrare il totale sgretolamento dei valori, ma soprattutto nell’ottica della messa in scena come un omaggio sentito e coraggioso alla scrittura, al fascino dell’immaginazione e soprattutto al Teatro, in tutte le sue forme.

Alessandro Preziosi

Alessandro Preziosi

«In una società che sembra implorare la finzione per raggiungere la felicità – scrive il regista Alessandro Preziosi – convivendo nella costante messa in scena di sentimenti ed emozioni, anche familiari, il Don Giovanni di Molière smaschera ipocriti comportamenti e attitudini sociali figli di un mondo stantio e decadente. Accumula, dunque, Don Giovanni su di sé, come una cavia, l’ipocrisia del mondo, e diviene consapevolmente la vittima sacrificale della società in cui vive. In sostanza, il personaggio letterario, che continua ad essere mito dell’individualismo moderno, finisce per immolarsi, rifiutando la misericordia divina, per il pubblico di oggi. Non rimane che sperare che questa spettacolarizzazione dei vizi dell’anima crei nel pubblico una riflessione sul senso e il mistero della vita: la salvezza dello spirito è radicalmente legata alla nostra autenticità».

Si ricorda che mercoledì 25 marzo alle 17:30 nel foyer del Teatro ci sarà un nuovo incontro di Casa Teatro intitolato L’AMBIGUITÀ DEL MALE, Riccardo III e Don Giovanni due archetipi del male: una conversazione tra l’anglista e traduttrice Marisa Sestito e il saggista e critico letterario Mario Turello che vedrà la partecipazione di Alessandro Preziosi e degli attori della Compagnia.

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