Quelli dell’esodo e i rimasti: un libro sui giuliano-dalmati

18 ottobre 2015

UDINE. Si intitola “Gli appunti di Stipe” il romanzo documentario di Franco Fornasaro (Trieste 1952), di origine istriana. “Le vicende qui narrate – come ha ricordato Silvio Cattalini, presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), editrice del volume – inquadrano le sofferenze e le ricchezze di un popolo diviso dalla Storia, vale a dire gli italofoni e gli italiani dell’esodo e dei rimasti”. Il testo, di 176 pagine, è corredato da numerose carte geografiche della Balcania, con tutti i cambiamenti di bandiera subiti nel Secolo breve. Si pensi che alla metà del Settecento, tutto l’Adriatico era per la Repubblica di San Marco, niente altro che il Golfo di Venezia, considerati i porti e i territori veneziani posseduti da secoli in Dalmazia, fino in Morea (Peloponneso).

Giuricin Fornasaro Cattalini MedeossiÈ un bel libro contenente le “riflessioni sorte negli ultimi due anni di lezioni tenute da Fornasaro all’Università della Terza Età di Udine (UTE) – ha detto Paolo Medeossi, giornalista del «Messaggero Veneto» – e a me, che sono udinese di nascita, che poi ho vissuto a Monfalcone, che non è nei Balcani, ma quasi, e ho lavorato a Gorizia nella redazione del giornale, mi vien da dire che la vita nei confini orientali d’Italia è tutto un altro mondo, perché le oltre 700 persone sparite il 2 maggio 1945, durante l’invasione titina di Gorizia, stanno a dirci qualcosa; bisogna sapere poi cosa ha fatto di male il fascismo in Istria, prima del 1939; dobbiamo avere il coraggio di chiarire la storia, come fa l’autore di questo libro, pacato e intelligente, spiegando una materia incandescente e controversa”.

Protagonisti del romanzo sono un certo Matteo, giovane ricercatore universitario e Giuliano Giuliani, vecchio docente in pensione, grande esperto e dotato di “un corredo mastodontico di ricerche” sui temi della questione adriatica e dell’esodo giuliano dalmata. “Stipe è un acronimo vezzeggiativo – ha detto Franco Fornasaro – del nome Stefano in serbo croato, già menzionato ne La miglior vita di Fulvio Tomizza, autore un po’ dimenticato, con cui ho avuto la fortuna di discutere le tematiche dell’Adriatico Orientale e della frontiera”.

Pubblico_Paola Del Din e Enrico D'Este in prima filaAll’incontro pubblico di presentazione, svoltosi all’Albergo Astoria Italia è intervenuta anche la giornalista Rosanna Giuricin Turcinovich, di Rovigno. “Questo libro è uno strumento importante – ha detto la Turcinovich – per capire il baratro della Jugoslavia; è come un Bignami rispetto all’opera omnia di Fornasaro che è Novecento Adriatico, del 2011; mi auguro che possa essere utile ad uscire dai ghetti culturali degli esuli, che spesso non sanno proporsi e dei rimasti, che hanno vissuto nell’implosione della cultura e della lingua minoritaria italiana. Matteo, il giovane protagonista del romanzo rappresenta il futuro per il mondo degli esuli e dei rimasti e, in questo senso, auspico che pure in Italia ci sia la sensibilità dimostrata dalle autorità accademiche di Toronto, dove Konrad Eisenbicher, docente di letteratura italiana del Rinascimento, ha spinto per attivare un dottorato di ricerca sulla letteratura giuliano dalmata in Canada”.

Enrico D’Este, di ascendenza istriana e consigliere comunale a Udine, ha portato all’incontro il saluto ufficiale di Furio Honsell, sindaco di Udine. Giorgio Gorlato, esule da Dignano d’Istria, ha ringraziato l’autore per le chiarissime lezioni tenute all’UTE, dicendosi “voglioso di gustare il libro con tante aspettative, riguardo ad un nuovo modo di trattare le questioni del confine orientale d’Italia”. Annalisa Vukusa, originaria di Zara, ha confermato il fatto dei giuliano dalmati incapaci di porsi e di raccontare il proprio esodo, per riservatezza o per tanti altri motivi. “Io stessa, ho vissuto per molti anni a Trieste – ha aggiunto Vukusa –, ma mi sono accostata tardi ai temi adriatici perché mi sentivo sradicata, mi manca tanto il mare e poi con queste pubblicazioni dobbiamo uscire dal Friuli Venezia Giulia e parlarne in campo nazionale”. Sergio Satti, esule da Pola e vice presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD, ha spiegato l’importanza del volume di Fornasaro “perché affronta argomenti storici poco trattati, in modo semplice e chiaro e ci fa capire anche i rapporti ed il ruolo della Chiesa”.

Paola Del Din, partigiana della Osoppo medaglia d’oro al valor militare, ha accennato “all’obbligo del silenzio sui temi dell’esodo giuliano dalmata, per assecondare Tito, che andava a guidare il gruppo di Paesi non allineati, né stalinisti, né capitalisti”. Sono intervenuti, tra glia altri, Annamaria Pittana, con dei ricordi su Pola e Bruno Rossi, nella cui famiglia c’è chi può vantare dei legami con Sebenico. Si è notato in sala, infine, un folto gruppo di esuli da Pinguente. Nel libro, tra l’altro, si accenna a Pisino, al Territorio Libero di Trieste, a Fulvio Tomizza, Parenzo, Fiume, Zara e Pola. Erano presenti anche alcuni insegnanti, come i professori Anna Ghersani Durini, Elisabetta Marioni e Elio Varutti, dell’Istituto “B. Stringher”. Proprio uno degli insegnanti, oltre ad apprezzare e ringraziare Fornasaro per la sua importante opera e a portare il saluto di Anna Maria Zilli, Dirigente scolastico della scuola, ha presentato il progetto “Storie di donne nel ‘900”, sostenuto dalla Fondazione CRUP, di cui è referente il professor Giancarlo Martina che, tra l’altro, tratta temi come “L’esodo giuliano dalmata insegnato a scuola”, oppure “Le donne dell’esodo giuliano dalmata” e anche “Itinerario giuliano a Udine”.
Elio Varutti

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