Pi, avventura e allegoria

8 Agosto 2013

PORDENONE. Venerdì 9 luglio dell’Estate in Città di Pordenone propone le letture di Matilda per i piccolissimi in biblioteca alle 17 e il Cinema sotto le stelle di Cinemazero in piazzetta Calderari. Vita di Pi, che racconta del naufragio di una tigre e di un ragazzo, si candida ad essere film-happening, blockbuster per buongustai, momento di incontro tra il pubblico forse meno smaliziato, ma certamente assetato di storie che invitino a riflessioni più approfondite, e la sua controparte cinéphile, parimenti conquistata dalla visionarietà di Lee o inebriata dal vortice di citazioni che confluisce in una vicenda paradigmatica (il disaster movie di Titanic, rivisitato e l’angoscia di una macchina da presa obliqua e instancabile, una visione disneyana della natura, nei suoi lati meravigliosi e in quelli feroci).

Guardare a Vita di Pi come a un romanzo di avventura, tra Conrad, Gordon Pym e Mowgli, o come a un’allegoria sospesa tra mondo sensibile e parabola filosofico-religiosa, non muta il senso di una visione che si presta a una polivalenza e una polisemia proprie di un’epoca sì di semplificazione del linguaggio, ma soprattutto di diversificazione del medesimo. Tutti accontentati: gli orfani di Shyamalan e del finale spiazzante con dubbio fideistico, gli amanti del 3D duro e puro come quelli dell’on the road (o dell’on the sea). Pi (greco) come la razionalità della scienza, ma anche come simbolo di trascendenza: un ragazzo, Pi Patel, che incarna la sintesi del sincretismo religioso e della curiosità intellettuale di chi non si accontenta della morale comune o di qualcuno che indichi cosa sia giusto e cosa sbagliato (anche se si tratta del padre), in cui convogliare il razionalismo empirista di chi non ha paura di mettere in discussione i dogmi e la (apparentemente contraddittoria) predisposizione alla fede, sotto forma di dialogo univoco con Dio, in cerca di risposte destinate ad arrivare percorrendo sentieri oscuri. Vita di Pi ha tutto quel che si esige da un romanzo popolare, tenero e crudele, nell’era dello scetticismo cosmico.

Argomenti correlati:

Condividi questo articolo!