Mario Fragiacomo, dall’esodo istriano alla musica jazz

19 Marzo 2015

TRIESTE. Dopo New York e Milano sarà presentato per la prima volta a Trieste, venerdì 20 marzo alle 18.30 circa in Sala Giubileo, il nuovo libro-cd del musicista triestino Mario Fragiacomo, “Quella tromba di latta”. Scritto insieme a Luigi Maria Guicciardi e pubblicato per Luglio Editore, il volume racconta la peculiare esperienza di vita del trombettista triestino di origine istriana. Una storia personale “dal confine orientale” d’Italia, che va inevitabilmente ad intrecciarsi con la drammatica esperienza dell’esodo di istriani, fiumani e dalmati dopo la Seconda Guerra Mondiale. Una vicenda che Fragiacomo, uno degli ultimi testimoni viventi dell’esodo, ha provato sulla propria pelle e che ripercorre nel libro non con gli occhi dello storico, ma con quelli del musicista, guidato dall’esplicito desiderio di far conoscere agli italiani una storia troppo a lungo dimenticata.

Mario Fragiacomo

Mario Fragiacomo

Scrive Giorgio Gaslini, primo maestro di musica jazz di Fragiacomo, nella prefazione al libro: “Si tratta, a mio avviso, di un’opera “epica”, che ci riporta ai poemi omerici per la sua ricchissima, precisa, storia del travaglio politico e umano della vicenda istriana tra le due guerre, ma anche intessuta di presenze eroiche, di sacrifici e dolori e di stragi incommensurabili, di contesti, di macerie sulle quali svettano figure nuove, come appunto quella del giovane trombettista Mario Fragiacomo, raccontata come un graffito, con un amore e una partecipazione di Odisseo commovente”.

In “Quella tromba di latta” trovano spazio le baracche del campo profughi di Padriciano e di Campo Marzio, l’hangar 26 del Porto Vecchio, il Silos. Proprio nel Silos, terra di nessuno dell’allora Territorio Libero di Trieste, Fragiacomo, ancora adolescente, trovò e fece propria quella tromba di latta che dà il titolo al libro, uno strumento scalcinato e abbandonato che grazie a lui ebbe nuova vita. Il libro del musicista triestino sarà presentato con una performance musico-letteraria che avrà come protagonisti Fragiacomo stesso con il suo flicorno e l’attrice piranese Miriam Monica.

L’evento è inserito nel calendario della Festa della Letteratura e della Poesia organizzata dall’Associazione Poesia e Solidarietà, che terminerà domenica 22 marzo con le premiazioni del Concorso Internazionale di Poesia e Teatro Castello di Duino. Oltre alla performance di Fragiacomo nella stessa giornata è in programma anche il workshop “s-Tradurre: ciò che la lingua può e la traduzione deve (nell’officina del traduttore ‘poeta’)”, che si svolgerà a partire dalle 9.00 nell’aula A del Dipartimento di Studi Umanistici (Androna Campo Marzio, 10), in collaborazione con la Scuola Superiore per Interpreti e Traduttori, l’ateneo giuliano e l’Università del Litorale di Capodistria.

E ancora nel pomeriggio, alle 16.00, nella Sala Maggiore della Camera di Commercio, ci sarà il saluto delle autorità agli ospiti e si parlerà di “Trieste e la cultura dei giovani”, ripercorrendo la storia pluriennale del Concorso Castello di Duino. Alle 18 in Sala Giubileo (Riva III Novembre 9), prima dell’esibizione di Fragiacomo, ci sarà una visita guidata alla mostra fotografica “…dopo il viaggio”, realizzata in collaborazione con la Fondazione Ellenica di Cultura e la Comunità Greco-orientale, che raccoglie una selezione degli scatti inviati da tutto il mondo dai giovani poeti del concorso, commentati con i loro stessi versi.

Mario Fragiacomo: Tromba, flicorno, composizione. Nato a Trieste da chiare ascendenti istriane, frequenta la Scuola di tromba del Conservatorio Tartini e studia con il maestro Dino Sandri. A Milano perfeziona i suoi studi con il maestro Giorgio Gaslini presso il Conservatorio Verdi e alla Nuova Milano Musica con Sergio Fanni. Si è messo in luce fin dagli anni ’70, prima a Trieste con il gruppo del pianista Silvio Donati e con il “Trieste Jazz Ensemble” e poi a Milano, dove tutt’ora vive e lavora, identificandosi come una delle voci più impegnate sul versante del sincretismo tra jazz, musica accademica e tradizioni popolari dell’est Europa anche grazie alla collaborazione con prestigiosi musicisti e artisti, come Markus Stockhausen, John Tchicai, Moni Ovadia, Fulvio Tomizza, Daniele Abbado, Enrico Baj, Bruno Chersicla, Luigi Donorà, Abdulah Sidran, Darko Jurkovic e Murray Lachlan Young.

Con la creazione a Milano di due gruppi, il “Jazz Quatter Quartet” e il “Mitteleuropa Ensemble”, si è mosso nell’ambito della rielaborazione in chiave jazzistica sia del mondo della musica Klezmer, sia di quello più ampio della Mitteleuropa intesa come luogo culturale posto al crocevia tra Oriente e Occidente, con particolare riferimento al mondo balcanico, ritagliandosi uno spazio originale nell’odierno panorama musicale italiano poiché presenta un tipo di repertorio di frontiera che, a livello nazionale, è decisamente poco battuto, come testimoniano album quali Trieste, ieri un secolo fa del 1988, Mitteleuropa del 1990, Latitudine Est del 1994, sino al più recente Balkan Project oltre ad un’intensa attività concertistica. Le sue articolate proposte musicali lo hanno identificato come un musicista duttile, che ha nel jazz soltanto un punto di riferimento e non l’unico fulcro della sua formazione tant’è che agisce anche nel campo della multimedialità, in particolare nell’incontro tra musica e letteratura, tra improvvisazione e poesia, e tra i diversi progetti realizzati, una speciale menzione spetta a Versi in Jazz, premiato con la Targa Mazars – Edizione 2002 dell’Università Bocconi di Milano. Apprezzato dalla critica italiana come testimoniano centinaia di recensioni ed interviste apparse sulle più importanti riviste specializzate e quotidiani nazionali ed esteri. Come saggista ha pubblicato su diverse riviste specializzate di musica.

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