La voce dell’opposizione

5 Maggio 2012

UDINE. È a Udine per incontrare il pubblico di vicino/lontano e per ritirare il Premio Terzani 2012 dalle mani di Angela Terzani, ‘Ala al-Aswani, considerato il più importante scrittore egiziano e storica voce di opposizione al regime di Mubarak. Il premio è stato assegnato al suo libro La rivoluzione egiziana (Feltrinelli, 2011), che raccoglie articoli scritti durante la rivoluzione e nei due anni precedenti. Un racconto allo stesso tempo appassionato e lucido che si dipana tra reportage in diretta dei fatti di Piazza Tahrir e approfondimenti sulle ragioni di una battaglia di libertà in cui lo scrittore ha creduto e che ha a lungo atteso.

La cerimonia di premiazione, sabato 5 maggio alle 20.45 al Teatro Nuovo Giovanni da Udine, è il momento culminante di una serata-evento condotta, con la regia di Gianni Cianchi, dall’attore, autore e regista teatrale Massimo Somaglino, che legge e interpreta alcuni brani dall’opera vincitrice. In armonia con il tema conduttore è l’intervento musicale di Raiz & Radicanto. La voce storica degli Almamegretta e Giuseppe De Trizio, chitarrista del gruppo folk pugliese, portano a Udine la loro “musica immaginaria mediterranea”, un percorso di sperimentazione tra le diverse culture musicali dei paesi che si affacciano sul Mare Nostrum, con particolare attenzione verso le influenze orientali nord africane. Raiz e i Radicanto mettono insieme i rispettivi repertori e li amalgamano con celebri standard, rileggendoli con arrangiamenti diversi. Esaltando gli elementi che accomunano le diverse culture e “immaginando” una musica mediterranea unica e pan-regionale, il progetto si fa portatore di un messaggio di pace in una regione ancora attraversata da dolorosi conflitti.

Il programma della serata prevede inoltre la proiezione del videoclip Not Your Prisoner del gruppo rap egiziano Arabian Knightz, e di alcune scene da Tahrir di Stefano Savona. Il documentario, la prima cronaca in tempo reale per immagini della rivoluzione egiziana, sarà proiettato per intero in contemporanea, a partire dalle ore 21, alla chiesa di San Francesco. Savona segue in particolare tre ragazzi, Elsayed, Noha e Ahmed, scesi in piazza Tahrir insieme a migliaia di altri egiziani per dire no a un regime repressivo e corrotto. I giovani si ritrovano attori di una rivoluzione, discutono di libertà, giustizia, uguaglianza sociale, democrazia, e scoprono la forza dirompente dell’agire comune.

Nel pomeriggio, alle 18.30 a San Francesco, avrà luogo l’incontro di Ala al-Aswani con il pubblico di vicino/lontano. Lo scrittore dialogherà dell’”Egitto che non abbiamo voluto vedere” con la giornalista, da anni corrispondente dal Medio Oriente, Paola Caridi, che ha tradotto La rivoluzione egiziana e ne ha firmato la prefazione, e con Federico Fubini, giornalista esperto di economia internazionale, membro del comitato scientifico di LiMes e ora in libreria con Noi siamo la rivoluzione. Storie di uomini e donne che sfidano il loro tempo. L’occasione sarà preziosa per approfondire i temi del dopo rivoluzione alla luce di quanto è avvenuto in Egitto negli ultimi mesi e in vista delle elezioni presidenziali del 23 e 24 maggio.

In mattinata Aswani incontrerà i ragazzi delle medie e degli istituti superiori riuniti al Palamostre per la premiazione del Concorso Scuole, strettamente collegato al Premio Terzani. Angela Terzani consegnerà – prima alle elementari, poi alle medie e superiori – le targhe realizzate dal Laboratorio Arab Mosaico a chi ha meglio interpretato il tema del 2012, “Le regole del “gioco”.

La motivazione della giuria

Ala al-Aswani – medico, scrittore e dissidente – la rivoluzione egiziana l’ha prevista e attesa. In questo libro, al quale va il premio Terzani 2012, non solo riferisce in diretta i fatti di piazza Tahrir, ma smaschera la farsa che è stata costruita in Occidente sull’Egitto di Mubarak. Aswani ci racconta l’Egitto che non abbiamo voluto vedere: l’Egitto dell’oppressione, delle torture, dello stato di polizia, dell’ingiustizia quotidiana; ma anche l’esperienza di una dolorosa migrazione alla ricerca di migliori condizioni materiali e di una vita priva di umiliazioni e soprusi.

L’Egitto che ci viene qui descritto non è quello di una rivoluzione sbocciata dal nulla, complice internet, ma quello della dissidenza di molti giovani e meno giovani che da anni cercavano di costruire un fronte di resistenza, e intanto subivano le violenze della polizia politica, e mettevano in gioco la loro stessa vita.

Non separando mai la sua arte dall’impegno in difesa dell’uomo e della democrazia, Aswani analizza la pratica dell’illegalità in un regime oppressivo e mette a nudo le radici della cultura della passività e della rassegnazione.

L’entusiasmo e la felicità che condivide con il popolo in piazza Tahrir non gli impediscono tuttavia di mettere in evidenza le questioni aperte dal processo rivoluzionario e soprattutto i rischi della controrivoluzione. “L’unica soluzione è la democrazia”: la frase con cui Aswani conclude tutti i suoi articoli non deve essere letta come un’indicazione rivolta solo ai suoi concittadini, ai quali la democrazia è stata a lungo negata, ma come un monito a tutti noi che non possiamo non vederla messa in discussione da una sempre più iniqua distribuzione delle risorse e ancor più dalla negazione ad alcuni popoli del diritto di vivere in pace nel proprio paese.

Presidente della Giuria: Angela Staude Terzani

Membri della Giuria: Giulio Anselmi, Toni Capuozzo, Andrea Filippi, Milena Gabanelli, Ettore Mo, Paolo Pecile, Valerio Pellizzari, Peter Popham, Paolo Rumiz, Marino Sinibaldi.

L’autore

Ala al-Aswani (Il Cairo 1957) ha studiato odontoiatria all’Università dell’Illinois a Chicago ed esercita tuttora la professione di dentista al Cairo. È stato uno dei membri fondatori del movimento di opposizione Kifaya (Basta così). Il suo primo romanzo, Palazzo Yacoubian, uscito in Egitto nel 2002, è stato un vero e proprio fenomeno editoriale nel mondo arabo, ponendosi per numero di copie vendute (16 ristampe in due anni) subito dopo il Corano. Dal libro, tradotto in parecchie lingue e pubblicato in Italia da Feltrinelli nel 2006, è stato tratto anche il film The Yacoubian Building (2006). Il successivo romanzo, Chicago (Feltrinelli 2008), tratteggia la vita degli studenti arabi negli Stati Uniti dopo l’11 settembre 2001. Se non fossi egiziano (Feltrinelli 2009) è una raccolta di racconti, la cui pubblicazione è stata a lungo ritardata per l’opposizione di un burocrate. La rivoluzione egiziana è la sua ultima opera pubblicata.

L’opera – La rivoluzione egiziana

È successo tutto all’improvviso. Il 25 gennaio del 2011, gli egiziani scendono per strada, si sollevano contro il regime di Mubarak, affrontano la polizia antisommossa, i servizi segreti, i cecchini. Diciotto giorni dura l’epopea della rivoluzione di piazza Tahrir, e alla fine il presidente è costretto a dimettersi. Gli egiziani hanno fatto la rivoluzione, una ribellione costata cara a un’intera generazione di giovani, che lascia sul terreno oltre mille morti per riportare la democrazia in un paese di antica tradizione liberale. Perché un popolo ritenuto tra i più pacifici si ribella con una sollevazione che sconvolge, per la sua portata, tutta la regione?

Al-Aswani racconta l’Egitto che non abbiamo voluto vedere: l’Egitto della dissidenza. L’Egitto umiliato e oppresso, disperato e senza più dignità. L’Egitto che aveva deciso di fuggire, con i suoi emigranti e i suoi giovani, alla ricerca di un futuro certo e dignitoso. E racconta – poi – come un popolo, raggiunto il fondo, riesca a riscattarsi e a riguadagnare la sua fierezza.

È un paese sconosciuto ai più, quello che descrive al-Aswani, da sempre critico severissimo del regime che Hosni Mubarak voleva passare a suo figlio Gamal. Come se l’Egitto fosse un “allevamento di polli”, chiosa con disprezzo l’autore di Palazzo Yacoubian. Eppure ne aveva scritto alla luce del sole, nei numerosi articoli pubblicati dai pochi giornali d’opposizione e raccolti ora in questo libro che spiega quello che è successo prima e durante la rivoluzione del 25 gennaio, e mette in guardia da un futuro senza libertà, perché “l’unica soluzione è la democrazia”. (www.lafeltrinelli.it).

Il premio

Il Premio letterario internazionale Tiziano Terzani è stato istituito nel 2005 dall’associazione culturale vicino/lontano di Udine, in collaborazione con la famiglia Terzani. Viene assegnato dalla giuria all’autore di un’opera – saggio, romanzo o reportage – che affronti i temi del confronto, delle relazioni e dei conflitti che si generano nell’incontro di culture differenti o che offra uno spaccato di civiltà in mutamento. Nelle precedenti edizioni è stato attribuito all’etnologo francese François Bizot (Il cancello, Ponte alle Grazie), al giornalista americano Johnatan Randall (Osama, Piemme), alla memoria di Anna Politkovskaja, a Fabrizio Gatti (Bilal, Rizzoli), al giornalista pachistano Ahmed Rashid (Caos Asia, Feltrinelli), a Umberto Ambrosoli (Qualunque cosa succeda, Sironi) e, l’anno scorso, a Leslie T. Chang (Operaie, Adelphi).

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