In ricordo di Primo Rovis, un uomo tra successi e delusioni

18 Marzo 2015

TRIESTE. Il Circolo della stampa, domani giovedì alle 17.30, organizza un incontro a più voci per ricordare il suo presidente onorario e socio benemerito. L’ultima uscita pubblica di Primo Rovis, il 6 marzo 2014, fu proprio la partecipazione al direttivo, dove, poco prima di lasciare la sala, rinnovò la sua disponibilità ad aiutare e sostenere il sodalizio: “Se c’è bisogno di qualcosa, io sono qua”, disse. Qualche giorno dopo fu ricoverato in ospedale, e un mese dopo, l’8 aprile, all’età di 91 anni, chiuse gli occhi, lasciò questa terra, la sua famiglia e una vita ricchissima, intessuta di grandi successi, e di grandi delusioni.

A ripercorrere, sia pure brevemente, le tappe di un’esistenza straordinaria saranno il giornalista Roberto Altieri e il geologo Andrea Vatta che, per ragioni fortuite, ma senza dubbio collegate all’eccezionalità della storia di Primo, e dalla sua altrettanto eccezionale carica umana, ne hanno raccolto testimonianze, cronologie, sequenze. “Ci sono esistenze che riassumono in sé il senso e la storia di un’intera epoca”, scrive Roberto Altieri riferendosi a Primo Rovis. E la storia dell’imprenditore, che fu protagonista, in modi diversi, della Trieste dal ’47 al 2014, si lega strettamente a quella della sua amatissima città d’adozione. Sullo sfondo delle vicende che lo videro industriale di successo, uomo impegnato in politica, benefattore, si delineano gli anni difficili della Trieste mutilata del suo naturale entroterra, diventata suo malgrado primo lembo d’occidente di una parte d’Europa divisa dal muro, e ancora oggi, emporio incapace di ritrovare nuovo slancio.

“Trovo sia giusto destinare una parte dei miei guadagni alla collettività perché io so cosa significa essere povero”, diceva spesso, e forse proprio per reagire alle avversità e all’indigenza, riuscì a conquistarsi un posto di riguardo tra i veri ricchi. Nel 1983 fu 16° tra i contribuenti italiani. “Ho pagato le tasse che dovevo pagare (l’assegno fu di 659 milioni e 470 mila lire) e ne sono felice – dichiarò in un’intervista -. Esistono strade, scuole, luce, assistenza sanitaria, tanti servizi a carico dello Stato che possono essere garantiti e migliorare, solo se i cittadini contribuiscono in base al loro reddito. Io non sono un ricco, ma uno che lavora. Ho dichiarato quanto guadagno anche perché con 200 milioni o con un miliardo, vivo allo stesso modo”.

Nell’ultima parte della sua intensa esistenza Primo Rovis intraprese una nuova avventura, anche in questo caso seguendo intuito e passione. Per definirla diceva di aver scoperto “l’Arte di Dio”, ovvero i misteri e le meraviglie racchiusi nella morfologia di pietre, fossili, cristalli. Di tale aspetto potrà parlare Andrea Vatta, geologo che affiancò Rovis in quest’ultima, ma sempre intensa attività.

All’incontro – al quale partecipa anche Assostampa Fvg, nel ricordo dell’amico e collega – prenderanno parte Rodolfo Edera, che dirige l’associazione Amici del Cuore, la più importante tra le molte iniziative benefiche avviate e sostenute da Rovis, e Fulvio Cattaruzza, braccio destro dell’imprenditore per quasi 60 anni.

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