Il paliotto e gli affreschi

20 Aprile 2012

Grazie alla donazione degli eredi dell’antica famiglia Mantica, il patrimonio del Museo Civico d’Arte si arricchisce di un’opera particolarmente significativa che verrà presentato ufficialmente al pubblico sabato 21 aprile alle 16, permettendo così alla comunità di Pordenone di riappropriarsi di un importante tassello della propria storia. Si tratta del paliotto raffigurante la Discesa dello Spirito Santo, commissionato da Antonio Mantica per un altare ligneo dedicato allo Spirito Santo all’interno del Duomo di Pordenone, e che si trovò a partire dal 1586 ai piedi della famosissima Madonna della Misericordia, capolavoro di Giovanni Antonio de’ Sacchis detto il Pordenone risalente al 1515/1516 e conservato nello stesso Duomo. Da quel giorno le due opere convissero nello stesso contesto decorativo fino a che, nel 1777, in occasione della costruzione del nuovo altare marmoreo commissionato dal conte Ottaviano di Montereale Mantica, il “meno famoso” paliotto venne rimosso e destinato all’oblio.

Realizzato a tempera su tela e attribuito a Girolamo Del Zocco, pittore e frescante attivo verso la metà del Cinquecento in varie Chiese del Friuli occidentale, dopo un accurato restauro condotto da Anna Comoretto, anch’esso voluto dai donatori, il dipinto ha in parte riacquistato la sua originale policromia testimoniando un’inclinazione narrativa e popolare propria di un gusto diffuso in Friuli nel primo Cinquecento. Esso raffigura ”La Discesa della Spirito Santo”, con al centro la Madonna attorniata dai dodici apostoli, in un contesto architettonico scandito da colonne e nicchie, ed è accompagnato da una scritta disposta lungo i margini che illustra le vicende della tela e la sua illustre committenza. La presentazione pubblica sarà l’occasione per sottolinearne i pregi storici e artistici, rilevati grazie a nuove risultanze archivistico-documentarie, ricostruendo il contesto per il quale l’opera era stata commissionata, il suo successivo affiancamento alla pala pordenoniana e, infine, le fasi del rifacimento della cappella dello Spirito Santo con il relativo spostamento del paliotto in collezione privata.

Le Stanze affrescate della Villa Romana

Un altro momento importante per la storia della città sarà l’apertura al pubblico della nuova sala del Museo archeologico di Torre dedicata alle Stanze affrescate della Villa Romana, sempre sabato 21 aprile alle 11. La dottoressa Anna Nicoletta Rigoni, conservatore del Museo Archeologico, ne illustra la valenza storica e artistica.

“Nella nuova sala 16 del Museo Archeologico del castello di Torre, siamo di fronte alla ricostruzione possibile delle decorazioni parietali di due degli ambienti della villa romana di Torre di Pordenone, una delle più lussuose residenze dell’Italia settentrionale d’età augustea. Sono pitture raffinate e preziose che rientrano nel pieno III stile pompeiano (inizi del I sec.d.C.), che un tempo facevano parte della decorazione parietale della villa romana di Torre i cui resti vennero scoperti, lungo le sponde del Noncello, durante gli scavi effettuati dal conte Giuseppe di Ragogna nel 1950-52. Il nuovo allestimento al Museo Archeologico è quello di ricreare la disposizione di alcuni lacerti di intonaco affrescato in una sequenza “verosimile”, e rendere così più comprensibile la lettura dei frammenti più significativi, che finora potevano essere apprezzati solo singolarmente senza una visione d’insieme.

Dal primo allestimento del 1952 effettuato dal conte di Ragogna nel salone della sua dimora, il castello di Torre, alle prime esposizioni scientifiche del 1995 e 1996, le esigenze di valorizzare e rendere più comprensibili a un vasto pubblico i lacerti di affresco hanno spinto il Museo Archeologico e la Soprintendenza Archeologica, con il fondamentale contributo di un’esperta del settore, la prof. Monica Salvadori, pordenonese che insegna all’Università di Padova, ad un progetto di riesame dei frammenti (qualche migliaia in totale), intensificatosi nell’ultimo anno (2011). Con l’inaugurazione della sala dedicata, il pubblico potrà trovarsi di fronte a due spaccati di pareti dove i frammenti degli affreschi, molto lacunosi e trovati completamente decontestualizzati, sono inseriti in una ricomposizione possibile dell’impianto decorativo della villa. Il lavoro di ricostruzione, su indicazione della direzione scientifica, è stato realizzato dall’abilità preziosa di Sergio Salvador.

Una parete si presenta a pannelli monocromi alternati neri e rosso: il rosso che domina la parete era segno di lusso, frutto di materiali molto costosi. La decorazione di questa parete doveva caratterizzare un ambiente privato della residenza. L’altra decorazione presenta soggetti femminili e maschili, che sguainano la spada o sono feriti, riportando probabilmente a scene di lotta tra Greci e Amazzoni. La scelta del tema dell’Amazzonomachia depone per una stanza “di prestigio” a carattere pubblico. La sala è allestita anche con un video di approfondimento multimediale sui vecchi scavi della villa, sui primi allestimenti degli affreschi, sul lavoro di ricomposizione delle pareti delle due diverse stanze, e infine una panoramica virtuale dei molti frammenti che non hanno potuto trovare una collocazione espositiva coerente, a testimonianza della ricchezza e complessità degli ambienti originali della villa romana di Torre”.

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