Cosa si mangiava in trincea? Studenti in cattedra all’Isis

17 Gennaio 2016

TOLMEZZO. Come si nutrivano i soldati nelle trincee della Grande Guerra? Come venivano garantiti gli approvvigionamenti e quali condizioni di igiene erano assicurate? Grazie alle ricerche svolte sul campo dall’associazione culturale di Pontebba “Quello che le montagne restituiscono”, gli studenti del secondo biennio e delle classi quinte dell’Isis “Jacopo Linussio” di Tolmezzo hanno potuto approfondire questo tema particolare, incrociando le conoscenze fornite loro dallo studio della Storia con quelle di Scienza e cultura dell’alimentazione. Relatori dell’interessante conferenza sono stati Simone Del Negro e Samuele Cassinelli, il primo presidente del sodalizio pontebbano ed ex allievo dell’istituto alberghiero di Tolmezzo, il secondo studente della classe 5^Cu “Enogastronomia”.

allievi in cattedraLe scarse quantità di cibo e la poca igiene che hanno contraddistinto la tremenda vita in trincea hanno molto colpito i partecipanti all’incontro che, mentre ascoltavano i giovani relatori, hanno toccato con mano e potuto indossare alcuni reperti di guerra, recuperati sulle montagne del Canal del Ferro e della Val Canale dall’associazione “Quello che le montagne restituiscono”, come ad esempio la “Corazza Farina”, usata dalle Compagnie della morte; frammenti di bombe; varie masserizie e diversi elmetti austriaci, francesi e italiani.

allievi cattedra«La lezione è stata suddivisa in due parti – spiegano gli studenti Emanuele Del Dò e Denise Sebastianis –. Durante la prima parte, Samuele Cassinelli e Simone Del Negro ci hanno parlato dell’equipaggiamento delle truppe e di come si difendevano; durante la seconda parte si sono soffermati sull’alimentazione e sulla vita quotidiana in trincea». «Mediante l’allestimento di percorsi tematici, la raccolta e la custodia di reperti, l’organizzazione di mostre e convegni e l’aggiornamento del profilo Facebook “Quello che le montagne restituiscono”, la nostra associazione si prefigge di mantenere viva la memoria della prima guerra mondiale – spiega Samuele Cassinelli – e mira a tramandare, di generazione in generazione, la storia del nostro territorio, soffermandosi su particolari minuti che la grande storia spesso trascura».

Quest’iniziativa è stata molto apprezzata – sottolineano i docenti Miriam D’Agostini e Alessandro Marchi – e gli studenti hanno seguito con interesse e coinvolgimento, dimostrando come i ragazzi, quando sono motivati, riescano a trasmettere con passione le loro conoscenze e a diventare un’efficace risorsa da valorizzare per proporre una didattica innovativa e sperimentale in cui vi sia un reciproco scambio di ruoli da cui tutti possono trarre beneficio. Visto il successo, si cercherà di continuare queste collaborazioni preziose con i nostri ex allievi, che ritornano sempre volentieri nella loro vecchia scuola, anche in veste di… docenti».

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