A Pordenone e Udine Malalai Joya, attivista afghana

20 Marzo 2018

PORDENONE. Malalai Joya, l’attivista afgana salita agli onori delle cronache nel 2003, quando, come delegata dell’assemblea del popolo, pronunciò un discorso con il quale osò apertamente sfidare i signori della guerra, sarà a Pordenone domani, mercoledì 21 marzo e a Udine giovedì 22 marzo, due date che sono la prestigiosa coda del festival Dedica ad Atiq Rahimi appena concluso.

Malalai Joya

A Pordenone Malalaj Joya, ospite dell’associazione Thesis, arriva anche grazie al sostegno della Bcc Pordenonese, che ha scelto di supportare questo evento in linea con l’impegno sociale e solidaristico che la contraddistingue. “Il rumore della speranza” è il titolo dell’incontro in programma alle 20.45 nell’auditorium della Regione (ingresso libero fino a esaurimento dei posti), dove Malalai Joya sarà intervistata dal giornalista Giuliano Battiston e dove riceverà un riconoscimento che le sarà tributato dalla presidente della Commissione per le Pari opportunità del Friuli Venezia Giulia, Annamaria Poggioli. Giovedì mattina Malalai Joya incontrerà inoltre 350 studenti nell’auditorium del liceo Grigoletti.

Sempre giovedì, a Udine, alle 20.45, nel Teatro San Giorgio, la Joya sarà al centro della conversazione “Finché avrò voce”, organizzata nell’ambito di Calendidonna in collaborazione fra Thesis e Vicino/Lontano e condotta dalla giornalista Marta Serafini.

Malalai Joya, politica e attivista afghana, è nata nella provincia di Farah in Afghanistan. Dopo l’invasione sovietica si rifugia con la famiglia in un campo profughi in Iran e più tardi in Pakistan. Nel 1998 rientra in Afghanistan, che nel frattempo è passato sotto il regime dei talebani, ed inizia a lavorare come attivista per i diritti umani e delle donne. Nel 2003 diviene membro del parlamento dove si distingue per le sue prese di posizione contro la presenza nell’assemblea di persone definite come “signori e criminali di guerra”. Sospesa dalle sue funzioni, viene reintegrata e, nel 2007, allontanata in modo definitivo. Da allora ha subito numerose minacce di morte e deve vivere sotto scorta. Per il suo coraggioso impegno ha ricevuto numerose onorificenze e importanti riconoscimenti internazionali. Nel 2010 ha pubblicato insieme al giornalista Derrick O’Kneefe il libro Finchè avrò voce. La mia lotta contro i signori della guerra e l’oppressione delle donne afgane.

Giuliano Battiston è giornalista e ricercatore freelance, socio dell’associazione indipendente di giornalisti “Lettera22”. Scrive per quotidiani e periodici tra cui “L’Espresso”, “Il manifesto”, “pagina 99”, Lo straniero”, “Ispi”. Ha pubblicato Arcipelago Jihad. Lo stato islamico e il ritorno di al-Qaeda (2016), Stato islamico. La vera storia (2016), Europa liquida. Conversazione con Zygmunt Bauman (2013), Un’altra globalizzazione (2010), Modernità e globalizzazione (2009). Dal 2010 cura il programma del Salone dell’editoria sociale. Dal 2007 si occupa di Afghanistan, con inchieste, reportage e ricerche accademiche.

Marta Serafini, giornalista, lavora agli Esteri del “Corriere della Sera”. Si occupa di terrorismo e di relazioni internazionali. Ha fatto parte della Commissione sul jihadismo e la prevenzione della radicalizzazione presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ha scritto l’instant book Maria Giulia che divenne Fatima (Corriere della Sera, 2015), nato da una conversazione Skype con la prima jihadista italiana. Con altre giornaliste del “Corriere” e della “27esima Ora”, il blog dedicato alle questioni di genere, ha partecipato a un’inchiesta collettiva sulla violenza sulle donne, da cui è nato il libro Questo non è amore (Marsilio, 2012).

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